Io sto con Stacchio. E vi spiego perché.

Da due settimane ormai staziono con una troupe televisiva a Ponte di Nanto, nel vicentino, per la storia di Graziano Stacchio. I fatti sono noti: Stacchio, benzinaio del paese, ha sparato per dissuadere e contrastare dei ladri rom che stavano assaltando la gioielleria di fianco alla sua pompa di benzina. Un conflitto a fuoco da far west, con cinque uomini che sparavano con i kalashnikov e un sesto che faceva da palo. Il tutto non prima di aver tentato di derubare la gioielleria Zancan. Uno dei malviventi era entrato spacciandosi per un cliente normale ma Genny, la commessa, già vittima una volta di un agguato, aveva capito che c’era qualcosa di strano e aveva così dato subito l’allarme anti rapina. Otto minuti di terrore chiusa in gioielleria con uno di loro, mentre gli altri con picconi e mazze tentavano di abbattere i vetri anti proiettile, per far uscire il loro uomo, riuscendo, dopo colpi violentissimi, a portarlo fuori grazie alla vetrata ormai incrinata e sfondata. Il tutto per fuggire impuniti.

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Il 2015 sarà l’anno della svolta per Forti?

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Chico Forti è un cittadino italiano. Da quindici anni sta scontando la pena dell’ergastolo in un carcere di massima sicurezza a Miami, anche se lui da sempre si dichiara innocente. Negli Stati Uniti ergastolo vuol dire “fine pena mai”. Non c’è sconto, né pena alternativa o rieducativa.

La sua storia ha dell’incredibile e dell’avvincente allo stesso tempo, almeno fino all’inizio del dramma. Nato a Trento, campione di windsurf e sportivo di successo, nel 1990 Chico partecipa al programma televisivo Telemike, vincendo 86 milioni di lire in gettoni d’oro.
Investe i suoi soldi a Miami, dove inizia una nuova vita. Diventa produttore televisivo e si occupa di attività immobiliari. Sposa Heaterh, un’ex modella che lo rende padre di tre bambini bellissimi. La sua è un’esistenza di successo.
Ma il sogno americano si trasforma presto in un incubo.

Tre anni senza Roberta

ragusa

Come andarono davvero le cose quella notte in casa Ragusa?

Roberta Ragusa, la mamma di Gello di San Giuliano Terme, è scomparsa di casa ormai tre anni fa, in una fredda notte di gennaio, un po’ più fredda di quelle di quest’anno.
Quel 13 gennaio del 2012 la temperatura infatti era di meno cinque gradi. A mezzanotte le luci di casa Ragusa-Logli si spensero; tutti sarebbero andati a dormire. All’apparenza era stata una sera come tante, nella loro abitazione di Via Ulisse Dini. Almeno fino alle undici. A quell’ora infatti Roberta era in cucina e stava compilando la lista della spesa mentre guardava la TV.
Forse stava guardando proprio il programma per cui lavoro, QuartoGrado, che parlava di una donna scomparsa e poi trovata uccisa, ad opera del marito: Lucia Manca.

Quasi una premonizione? Continua a leggere

Telecamere come un Grande Fratello per risolvere il giallo.

 

Il giallo di Lorys Stival ruota attorno ai fotogrammi registrati dalle telecamere del paese di quel sabato in cui il bambino verrà poi trovato strangolato. Sono i frame delle centinaia di video nelle mani degli inquirenti a siglare ogni spostamento di mamma Veronica, a smentire i suoi racconti, a sbugiardare il percorso che dice di aver fatto e che invece le telecamere mostrano essere diverso.

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Non dimentichiamoci mai delle vittime.

lorisIl piccolo Loris Stival aveva solo otto anni. È stato trovato strangolato, prono, con i jeans abbassati e senza mutandine. Ora si cerca la verità, gli inquirenti indagano per capire se è stata davvero sua mamma Veronica a togliergli la vita e a buttarlo in un canalone. Stanno guardando tutti i file delle 48 telecamere del paese, che corrispondono alla memoria di otto computer, stanno incrociando tabulati telefonici, celle, orari, spostamenti, testimonianze. Stanno studiando i possibili depistaggi, la presenza di un ipotetico complice o palo che avrebbe forse aiutato la donna. Stanno lavorando sui computer, sulle intercettazioni telefoniche, su cosa avrebbe potuto fare in quei maledetti 36 minuti di buco Veronica. Un grande e copioso lavoro. Ma noi non dobbiamo mai perdere di vista loro: le vittime.

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Trovato il corpo di Gilberta Palleschi. L’ennesima violenza su una donna.

Quest’ondata di violenza che attraversa quotidianamente il nostro paese mi sconvolge. Come cittadina e come donna. Dopo la morte agghiacciante di Loris, un bimbo di soli otto anni, forse ucciso dalle mani della sua stessa mamma, dopo che un papà ha sparato a moglie e figlioletto purché lei non si separasse, oggi l’ennesima tragica scoperta. Quella del corpo senza vita di Gilberta Palleschi, la stimata insegnate di Sora, svanita nel nulla il primo novembre scorso.
Quaranta giorni di buio per la sua famiglia, che oggi può solo piangere i resti della donna.

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Il giallo del piccolo Loris. Il cacciatore c’entra qualcosa?

Ora tutti lo chiamano così, “il cacciatore”: Orazio Fidone, l’uomo che per primo ha trovato il corpo di Loris Stival sabato scorso in un canalone vicino a un vecchio mulino. Ed è proprio su di lui che cadono i primi sospetti, tanto che gli inquirenti lo hanno indagato per sequestro e omicidio, anche se parlano semplicemente di “atto dovuto” per permettere gli “accertamenti irripetibili” sulle sue due automobili e sui suoi vestiti. Anche a tutela dell’indagato. Stranamente la legge italiana, per permetterti di essere “garantito”, ti indaga.

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Loris Stival. I video smentiscono la mamma.

“Io mio figlio l’ho portato a scuola”. Questo continua a ripetere Veronica, la mamma di Loris Stival, il bimbo strangolato sabato scorso. Ma nella sua versione qualcosa non torna e purtroppo si aprono dei possibili, pur sempre ipotetici, scenari pesantissimi sulla fine del piccolo Loris. In quella scuola lui non ci sarebbe mai arrivato perché la sua mamma non ce l’ha portato. Cosa significa questo? Dalle decine e decine di telecamere di sorveglianza, quarantadue per la precisione, visionate in questi giorni dagli inquirenti infatti, non emerge nessun frame in cui si veda Loris.

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Proteggiamo i bambini. Non vogliamo più piangerli.

Quando leggo della morte di un bambino mi faccio sempre mille domande. Perché proprio lui, perché negargli il futuro, come vivranno ora quei poveri genitori che sono sopravvissuti al loro figlio, di chi è la colpa, e tante altre ancora. I bambini sono soggetti indifesi, puri, buoni. Se noi e il nostro Paese non li sappiamo proteggere, allora abbiamo fallito. E nel caso di Loris Stival, il bimbo di soli otto anni, strangolato e abbandonato in fondo a un canalone nel ragusano, probabilmente qualcosa è andato storto. Loris è stato lasciato dalla sua mamma vicino alla scuola, nella quale però non è mai entrato. Qualcuno l’ha preso? Qualcuno di cui lui si fidava?

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