No alla violenza

Locandina

In questi giorni di miope violenza cosmica noi media siamo impegnati a raccontare un mondo di orrore e di incertezza politica, come non accadeva in Europa dall’ultimo conflitto mondiale. Non a caso infatti, per molti, “siamo in guerra”.


La Francia e’ senza dubbio sotto attacco militare, ma tutti noi Europei lo siamo: l’Isis e’ un pericolo sempre più vicino al nostro Paese, la Turchia di Erdogan con le sue guerre politiche interne e la questione dei profughi siriani contribuisce non poco all’instabilità del Mediterraneo e non solo. E in Italia?
Nella “periferica” Italia non va molto meglio, anzi…In Puglia nel 2016 due treni si scontrano frontalmente provocando un disastro, con una tecnologia da anteguerra e fondi europei stanziati e mai utilizzati per ammodernare le ferrovie. Risultato? Decine di vite spezzate e famiglie distrutte, “colpevoli” di aver preso un treno-bestiame fuori da ogni standard di sicurezza degno di un paese civile.
Basta così? Non direi, oltre alle nefaste escalation dei terroristi, continua a dilagare anche un altro tipo di follia, quella del genere maschile che tenta quotidianamente di schiacciare il genere femminile. A molti, me inclusa, il termine femminicidio non piace, ma sta di fatto che rappresenta un fenomeno dilagante, un’emorragia che fa sempre più paura, che non si può fingere di non vedere. Non più di 72 ore fa una donna, l’ennesima, Loretta Gisotti, una truccatrice della provincia di Varese, e’stata uccisa a martellate dal marito Roberto, che poi l’ha finita strangolandola. Il motivo? Una lite per le valige: la moglie si era innervosita per come lui aveva sistemato i bagagli per partire per le vacanze, e così lui l’ha uccisa. Le liti tra i due pare fossero frequenti, ma “nulla di così preoccupante”, sostiene intervistato chi lo conosceva. Lui si è costituito ma intanto sua moglie non c’è più, e i suoi cari la piangono. E non meno grave, anche se non italiano, è l’omicidio di Quadeen Baloch, modella e stella del web pakistano, drogata e strangolata dal fratello Wasim, di trent’anni, che l’ha uccisa perché aveva offeso l’Islam e il buon nome della loro famiglia, con le foto provocatorie contro il tradizionalismo che condivideva con i suoi followers (ovvero i suoi seguaci nei social network). Quante altre donne devono morire così? Ogni giorno, e non è retorica, e’ una carneficina alla quale io mi ribello: ne ho scritto un libro, “Le amiche che non ho più”, che tiene alta l’attenzione sul tema della violenza sulle donne; ne ho fatto una campagna quotidiana, e anche se ormai siamo un po’ tutti stanchi e pigri, e preferiremmo forse leggere di cose leggere, io non voglio mollare la presa.
Per questo, per chi sarà in Sardegna nei prossimi giorni, vi invito a Cagliari, giovedì 21, alle ore 19 all’Hotel Calamosca, per un momento di incontro e confronto sul tema del femminicidio. Assieme a me ci saranno due esperti, l’avvocato Elena Bassoli e il dottor Fabio Massa, per parlare di violenza sulle donne, e approfondire il tema dei rischi dei social network e del cyber stalking, ovvero lo stalking nel web.
Un modo per aiutarci a proteggerci in un mondo che, almeno a me, fa sempre più paura. Ma nel quale non voglio soccombere. Vi aspetto.

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