UN TURBANTE PER LA VITA

 

Evento Charity Dee di Vita - Virginia Galateri di Genola indossa il turbante Mantero

Parlare di malattia è sempre un tabù. È come se nessuno di noi volesse affrontare il dolore: ci fa paura solo a nominarlo, ci indebolisce, ci rende fragili agli occhi del mondo.

Chi di noi non cerca di mostrare sempre il lato migliore, chi non si rintana in casa quando è ammalato, anche solo con una semplice influenza? Pensate allora a coloro che soffrono di malattie gravi, magari incurabili. Quei mali che ti portano via tutta l’energia vitale, che ti scavano il volto, che ti fanno perdere i capelli oltre che le forze. Oggi voglio parlare di questo. Perché è un tema che non bisogna avere paura di affrontare. Io ho lottato con la persona a me più cara durante la sua malattia, abbiamo affrontato il dolore fisico, la calvizie, la parrucca, la camminata che diventa più faticosa, dico “abbiamo” perché quando il male tocca chi ami, in qualche modo distrugge anche te. Ma chi lo affronta deve affrontare anche tutte le conseguenze psicologiche, come quelle, per una donna, di vedere attaccata la sua femminilità. E non è un fatto secondario. Ecco perché voglio raccontarvi di questo piccolo grande progetto che ha realizzato l’Ospedale San Raffaele di Milano, per il sostegno delle donne in terapia oncologica, assieme a Mantero, azienda storica di tessuti. L’iniziativa Dee di Vita supporta “Salute allo Specchio”, un progetto del San Raffaele con l’ Università vita-salute del San Raffaele, che nasce dalla convinzione che eccellenza medica e qualità della cura debbano portare al pieno recupero del benessere fisico e psicologico della persona. È un percorso volto a sostenere le donne in cura oncologica presso l’ospedale San Raffaele, per aiutarle a superare la depressione e la solitudine, e a ritrovare la femminilità e il desiderio di stare con gli altri. Ecco perché un piccolo aiuto può venire anche da un turbante, simbolo non di malattia, ma di bellezza.

Mantero ha creato un turbante speciale, con i consigli delle donne che hanno dovuto usarlo durante la malattia. Da qui ne è nata anche una mostra fotografica, in cui Guido Taroni ha immortalato sedici donne con turbante, per non avere paura di affrontare questo tema. I proventi della vendita del turbante Vita andranno al San Raffaele, per supportare le donne con il cancro. Anche un lembo di seta può fare molto. Io ci credo.
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Una risposta a “UN TURBANTE PER LA VITA

  1. Buonasera
    Prima di tutto vorrei sottolineare una cosa molto importante. La femminilità di una donna, non si valuta certamente dalla chioma di capelli che possiede, ma da altre cose. Ci sono donne che per scelta, decidono di rasarsi a zero e questo succede molto spesso anche nel mondo dello spettacolo. Cantanti e attrici che decidono di farlo, senza la paura di perdere la propria femminilità. Un turbante per la vita, non credo assolutamente che sia la soluzione a una malattia. Se una struttura come il San Raffaele è arrivata a tanto, il motivo è molto semplice. Con il passare degli anni, abbiamo creato lo stereotipo della donna perfetta. Fisico statuario, trucco perfetto, ecc, ecc. La classica donna da copertina. O sei fatta così, o sei irrimediabilmente tagliata fuori. Tagliata fuori da chi è una cosa che non ho mai capito. Perchè una persona, dovrebbe nascondere con un turbante, la propria malattia ? sentirsi a disagio nei confronti di altre persone è sbagliato. Una malattia, non è mai voluta ma ti piomba addosso come un treno e perciò, perchè sentirmi a disagio? chi non mi accetta, può benissimo farsi da parte e sparire dalla mia vista. E’ solo un imbecille. Cara Francesca, ho 58 anni e vent’anni fa, ho perso la mia migliore amica per un tumore all’utero. Una donna che conoscevo da 25 anni. E stata la mia prima ragazza, conosciuta alle superiori e con gli anni, l’amore è diventato un solidissimo rapporto d’amicizia. In pratica il nostro rapporto, ha funzionato al contrario. Non era una donna da copertina ma era bellissima, ma la dote principale era la sua femminilità. In qualsiasi modo vestisse, era impossibile non notare la sua straordinaria voglia di essere donna e a detta di molte persone che l’hanno conosciuta, la dote che veniva messa sotto i riflettori era sempre quella. La sua infinita femminilità. Qualche mese prima di morire, ormai dipendente dalla chemioterapia, aveva perso tutti i capelli, ciò nonostante la sua femminilità non aveva dato segni di resa. La donna nasce con la femminilità e questo è un dato di fatto. Stà alla donna, perfezionare questa dote e renderla perfetta. Un turbante, non farà certamente la differenza. Almeno è quello che penso io. Mi scuso per il protrarsi del mio commento e le auguro una buona serata.
    Cordialmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *