Il viaggio a Medjugorje

Ore 21.00 di un venerdì qualunque, dall’altra parte della cornetta l’inequivocabile voce del mio capo redattore: “Pronto? Devi andare a Medjugorje”.

L’imperativo tono della sua voce non  sembrava dare adito a ripensamenti, provo a dire “Ma come?”

Avevo altri impegni e….in un attimo sento il fragoroso click della cornetta che chiude la “conversazione” .

Eccomi dunque in autostrada direzione Bosnia Erzegovina, il paesaggio è crudo, denso, si taglia con il coltello come se gli odori di questa terra, già spettatrice di cruenti conflitti, tenti di guarire da se stessa e dalle ferite che si porta dentro.

Dieci ore di auto ed eccomi arrivata a destinazione: sono a Medjugorje.

Nel ridondante viavai di fedeli e bisognosi, la mia agenda si fa sempre più nutrita. Qui la gente sembra abbia una pace interiore ed una fede incrollabile, ogni discorso, ogni allusione ogni dialogo è sempre orientata a Lei: la Madonna.

Le persone che incontro sono di varia estrazione ed estremamente eterogenee tra di loro, ma con un comune denominatore, la fede. Una fede incrollabile che fa affrontare e superare malattie, dolori, perdite. Una fede che fa pregare e unisce tutti, per le ragioni più diverse.

C’è una signora di 60 anni che viene qui in pellegrinaggio perché’ teme per il futuro della propria figlia fidanzata con un musulmano.

Una donna di 37 anni, guarita da un presunto cancro al seno, che tre volte l’anno viene a rendere omaggio a Maria.

C’è’ l’ex dissoluto disk jockey, ora assistente delle guide ufficiali della Basilica, sempre in compagnia del suo Rosario, che ha abbandonato la vita notturna per la quiete e la fede di questo luogo. A Medjugorje c’è un tessuto universale di umanità, etnie, storie di drammi, di dolori, di sofferenze.

Incontro anche una veggente, Vicka, la quale ritiene di parlare con la Madonna tutti i giorni. Una donna che porta i messaggi della Vergine ai fedeli, messaggi di amore, di pace, di preghiera, di digiuno, di fratellanza, di unità. Messaggi semplici, che non so da dove le arrivino, ma che in qualche modo danno sollievo a migliaia di persone. Questo lo posso testimoniare personalmente.

E mentre la Chiesa Cattolica tarda a pronunciarsi sui misteri di guarigioni miracolose e sui molti casi difficilmente scientificamente spiegabili accaduti qui, resta fermo il punto che da sempre l’Uomo vive e che accompagna intere generazioni nei secoli con la stessa domanda, Dio esiste?

 

 

   

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4 risposte a “Il viaggio a Medjugorje

  1. Non ho dubbi che Dio esiste anche se non sotto forma dell’uomo barbuto della iconografia classica.
    Ho conosciuto diverse ppersone che si sono recate a Medjugorje per curiosità e sono ritornati diversi. Sarà l’ambiente sarà lo stare accanto a dei sofferenti ma qualcosa accade all’animo della gente ,e quello che mi ha sorpreso che il cambiamento diviene stabile non evapora dopo qualche tempo ma quello che mi ha colpito è la nuova sensibilità di queste persone verso gli altri e la disponibilità. Un cambiamento in meglio dovuto al fatto che qualcuno ha visto o sentito dentro di se qualcosa.
    Al di la del credere onon credere, se questi sono i risultati ,un viaggio a Medjugorje dovremmo farcelo tutti.

  2. sono appena rientrata dal mio quarto pellegrinaggio a Medjougorje.. un luogo pieno di pace, serenità straordinario! a chiunque è in cammino nella fede, a che ha bisogno di essere consolato, chi vuole semplicemente rendere grazie per ciò che ha.. ha chi porta qualche pena nel cuore… io dico…. andate, la Mamma Celeste aspetta ciascuno di noi col Suo tenere abbraccio

  3. Sono stata a Madjugorje due volte e tra qualche settimana ci tornerò. La prima volta che sono andata durante il viaggio sentivo di gente che era stata li 20 volte e tra me e me dicevo che esagerazione !!! Adesso posso dirvi che ci tornerei altre 100 volte. E’ un posto straordinario dove si respira un’aria diversa e si percepisce una presenza divina, una pace e una serenità incredibile e si torna con una gioia interiore inspiegabile. Quel luogo attrae e appena tornati a casa si sente il desiderio di ritornare. Non si torna mai a casa a mani vuote, ma sempre con qualche grazia. Ho assistito durante l’apparizione al miracolo del sole l’ho guardato ad occhio nudo senza alcuna lente per almeno 10 minuti senza abbagliarmi. A parole non si può spiegare andate e verificate personalmente.

  4. Speranza? Un buon business e basta!
    Ci vuole un buon pelo sullo stomaco per prendere così in giro delle persone in difficoltà.
    Pensate se succedesse in un ospedale: entrano migliaia di persone malate e ne escono “guarite” (ammesso che sia vero) quattro o cinque.
    Bella gente anche i giornalisti e gli showmen che ci marciano sopra…

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