Non dimentichiamoci mai delle vittime.

lorisIl piccolo Loris Stival aveva solo otto anni. È stato trovato strangolato, prono, con i jeans abbassati e senza mutandine. Ora si cerca la verità, gli inquirenti indagano per capire se è stata davvero sua mamma Veronica a togliergli la vita e a buttarlo in un canalone. Stanno guardando tutti i file delle 48 telecamere del paese, che corrispondono alla memoria di otto computer, stanno incrociando tabulati telefonici, celle, orari, spostamenti, testimonianze. Stanno studiando i possibili depistaggi, la presenza di un ipotetico complice o palo che avrebbe forse aiutato la donna. Stanno lavorando sui computer, sulle intercettazioni telefoniche, su cosa avrebbe potuto fare in quei maledetti 36 minuti di buco Veronica. Un grande e copioso lavoro. Ma noi non dobbiamo mai perdere di vista loro: le vittime.

In questo caso un bimbo con i suoi sogni, le sue paure, i suoi piccoli grandi desideri, i suoi amichetti, la scuola, le scaramucce di bambini. Loris da grande voleva fare il camionista come il suo papà, quel papà che per lui era un eroe ma che vedeva pochissimo, perché era sempre in giro per l’Italia col suo camion. Loris voleva diventare forte, e si era iscritto al Taekondo, uno sport che insegna a difendersi dalle aggressioni, ma che lui non ha mai avuto il tempo di imparare. C’è la sua foto a lezione di Taekwondo con la “tartaruga”, la corazza di difesa che indossa, e lui che sorride fiero e felice. Un sorriso spezzato troppo in fretta. In questi giorni parlo con tutte le mie amiche che hanno figli, e sono atterrite, sconvolte, amareggiate, come lo sono io. Un sentimento comune di orrore e incredulità. Unito al ricordo dolce di Loris, un ometto piccolo e indifeso.
Non è possibile distruggere la vita di un bimbo, commettere tali atrocità su di un corpicino. Non si possono spazzare via i sogni dei bambini, che sono il nostro futuro. Che sono, o almeno dovrebbero essere, gioia, spensieratezza, purezza.
Loris aveva appena festeggiato il suo compleanno con una grande torta colorata, andava a scuola con uno zainetto con i personaggi di Toy Story. Amava giocare, e ridere davanti all’obiettivo.
Come tanti bambini a volte non aveva voglia di andare a scuola, e quindi il giorno prima di morire era tornato a casa felice di un dieci in storia.
Prima di essere strangolato.
So che molte mamme si ritrovano in questa descrizione dei bambini, che anche i loro figli fanno i capricci a volte, che amano giocattoli e fumetti, che vogliono imparare tante cose, che amano i loro papà. E queste mamme, assieme a me, vogliono ricordare il piccolo Loris.

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