L’ufficio di una redazione televisiva. Cosa c’è dentro -dietro- la notizia?

L’ufficio di una redazione televisiva. Cosa c’è dentro -dietro- la notizia?
Descrizione semi-seria di una redazione.

Chissà cosa si immagina chi guarda la tv. Uffici giganteschi, centinaia di persone che lavorano con mega schermi accesi, un po’ modello serie americane.

Beh, vi deluderò ma non è così.

La televisione italiana non è fatta di loft enormi e mega schermi, ma di persone che si spostano continuamente per cercare le notizie. E di persone chiuse giornate intere in sala di montaggio a costruire i pezzi che poi voi vedete in onda.

Al massimo il mio vice direttore ha due televisioni in ufficio, ma sono anche piccoline… niente di faraonico. Alzi un volume e ne abbassi un altro a seconda di quale delle due tv vuoi vedere. Un po’ come a casa tua, quando magari litighi con tuo marito, tuo fratello o chicchessia, per la scelta del programma della serata.

Ma lavorare in una redazione è bellissimo e avvincente perché:

1) sei un nomade quando giri a cercare le notizie, ma rimani un nomade anche quando torni in redazione – molti di noi non hanno una scrivania assegnata, e ogni mattina è come la corsa ai banchi il primo giorno di scuola.

2) se prendi un buco (ovvero qualcuno dà una notizia che tu non hai) puoi sempre non presentarti in ufficio. In fondo la tua scrivania non è proprio tua. E’del primo che arriva. E se sei in trasferta per evitare la classica telefonata minatoria del tuo capo, puoi sempre non rispondere al telefono. “Il cellulare non prendeva in quella vallata sperduta in cui mi trovavo”. Sai com’è. Sempre colpa degli operatori telefonici.

3) viviamo di carta. Gli appunti, le note, ma soprattutto i quotidiani. Attuali o vecchi di anni poco importa, danno l’idea che ogni pezzo che prepariamo è frutto di ricerca meticolosa ed approfondita. La signora delle pulizie, grata, li usa poi per pulire i vetri di tutto il palazzo.

4) La solidarietà tra colleghi. Non ci rubiamo gli scoop, la guerra si fa per trovarli non per rubarli. Non copiamo la lista dei contatti. Tra colleghi, anche di testate diverse, c’è sempre uno spirito di collaborazione, da prima linea.

5) quando vai in trasferta cinque, dieci, quindici,venti giorni, al tuo ritorno ti sembrerà un po’ di casa quella scrivania, seppur condivisa, invasa dalle carte.

6) nei corridoi non sai mai chi incontrerai…magari qualcuno di inaspettato?

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